Magomadas

Il paese di Magomadas è abitato da circa 600 persone e si trova adagiato sulla sommità di un isolato gradino roccioso, ad un’altitudine di circa 250 metri s.l.m e a soli 3 km dal mare, su cui si affaccia con circa 2 km di spiagge bianche e coste molto suggestive. Dal belvedere del piccolo borgo, si gode di un panorama mozzafiato che spazia dalla scenografica valle di Modolo sino all’incantevole all’azzurro del mare che bagna la costa di Bosa. Il pittoresco centro storico è caratterizzato da vecchie case ed abbracciato dai caldi colori degli dei vigneti che disegnano le campagne del paese, per la maggior parte vocati alla produzione di vini che rientrano nell’area D.O.C. della Malvasia di Bosa. Il paese è così un punto di passaggio obbligato per coloro che percorrono la Strada della Malvasia di Bosa, anche perchè nel suo centro storico, all’interno di un edificio del XVI secolo che guarda su uno dei paesaggi viticoli più rappresentativi del territorio, si trova il Museo del Vino della Planargia, con un interessante excursus storico sulla vitivinicoltura in Planargia, e l’Enoteca della Malvasia di Bosa.

Il toponimo deriva dalla radice punica Magom adasht, che significa città nuova, e confermerebbe la possibile fondazione del paese da parte dei Punici. Un’altra ipotesi, più fantasiosa, lega invece l’origine del nome del paese alla grande produzione di uva della zona: il toponimo significherebbe “pane con uva bianca” e deriverebbe dal greco “maghis” (pane) e “mados” (uva bianca). Il territorio fu certamente abitato fin dalla preistoria, come testimoniano i diversi nuraghi che lo costellano. L’insediamento di Magomadas fu creato in periodo punico vicino al mare, ma fu poi trasferito su una collinetta nei pressi dei resti della chiesa di San Nicola per necessità di carattere difensivo dovute alla pericolosità delle incursioni saracene nel XIV secolo. Durante il Medioevo il paese fece parte della curatoria della Planargia, sotto il Giudicato di Torres.

A proposito di Medioevo, percorrendo la via principale del paese si raggiunge la Chiesa di S. Giovanni Battista, un piccolo scrigno di impianto gotico–catalano, risalente ai primi decenni del XVII secolo, nel quale il 24 gennaio del 1388 venne stipulato lo storico trattato di pace fra Eleonora d’Arborea e il Re Giovanni I di Aragona. L’impianto a navata unica è interrotto da un pregevole arco trionfale a forma ogivale in trachite rossa che immette nel presbiterio. Di particolare pregio al suo interno sono i tre altari settecenteschi in stucco. Sempre in paese si può visitare la Chiesa di Santa Croce, risalente alla fine del XIV – inizio XV secolo, sede della secolare e omonima confraternita. Al suo interno è custodito un bellissimo Cristo ligneo con gli arti superiori snodati, utilizzato durante la Settimana Santa per il rito de “S’Iscravamentu”, ovvero del rito della deposizione dalla croce. I dintorni del paese offrono notevoli spunti dal punto di vista archeologico: tra i nuraghi si consiglia di visitare il Nuraghe Sebe, che può essere raggiunto imboccando la strada per Modolo appena fuori dal paese sulla sinistra. La sua posizione a dominio della bellissima valle di Modolo lascia supporre una sua importante funzione strategica all’interno della Planargia. In località di Puttu si trovano invece i resti dell’omonimo pozzo sacro di epoca nuragica. Nella vicina località marino-balneare di Santa Maria del Mare si trova la chiesetta omonima, anticamente chiamata Chiesa de S’Istella (della stella). Il suo impianto originale, conservato nonostante i tanti restauri, risale al 1635. Proprio qui ogni anno si svolge due volte l’anno (la terza domenica di maggio e di agosto) la festa più sentita dai magomadesi, che culmina con la processione religiosa e i concerti nella piazza sul mare.

Ti va di condividere l'articolo? 🙂