Tresnuraghes

Il paese è situato a 257 metri s.l.m. nella parte occidentale dell’altipiano della Planargia, ha 1296 abitanti e il suo territorio di estende su una superficie di circa 32 kmq. A ovest è bagnato dal tratto di mare compreso tra il golfo di Oristano e Capo Marrargiu, mentre verso l’interno è circondato dalle colline del Montiferru. Si può dire che appartiene a quest’ultima regione per la struttura geomorfologica del territorio, mentre appartiene più alla Planargia se si esaminano le vicende storiche e culturali. Il territorio fu abitato fin dall’epoca nuragica, come testimonia la presenza di alcuni nuraghi nei pressi del centro abitato. L’etimologia del nome deriva proprio dalla presenza di tre nuraghi in prossimità del paese, di cui due ormai scomparsi, mentre del terzo restano a tutt’oggi poche tracce. Nel resto del territorio comunale i nuraghi sono numerosi, anche se non in buone condizioni: essi sono il nuraghe Martine, Nani e Tepporo. Inoltre nei pressi della località Foghe è visibile un dolmen, conosciuto con il nome di “Su Ju Malmuradu”, traducibile in italiano con “Il giogo pietrificato”: narra la leggenda popolare che un contadino, non avendo smesso di lavorare durante il passaggio della processione di San Marco, fosse stato per questa colpa trasformato in pietra con il suo giogo…

La rada di Foghe ha sempre rappresentato un punto privilegiato di sbarco per molti invasori, quali i Mori e i pirati, come testimonia la torre di avvistamento poi costruita dagli Aragonesi. L’approdo è stato calcato in epoche remotissime e propriamente rappresentava anche uno snodo cruciale che divideva due antiche tribù nuragiche: i Ciddilitani sulla sponda destra del Rio Mannu e gli Euticiani sulla sponda sinistra; i primi erano di origine romana, i secondi di origine greca, per la precisione provenienti dalla parte settentrionale dell’isola greca di Eubea. In questa zona si doveva quindi trovare l’antico abitato, nominato Ciddilis, che dopo la sconfitta di Amsicora nella battaglia di Cornus passò sotto l’influenza romana. Nel periodo dei Giudicati, Tresnuraghes appartenne al Giudicato di Torres e fu capoluogo della curatoria della Planargia. In seguito, con gli Aragonesi, divenne un feudo del Marchesato della Planargia, per essere riscattato nel 1839 dai marchesi Palacio di Sune (l’attuale vicino comune di Suni), diventando quindi parte della provincia di Cuglieri. Secondo la tradizione, peraltro, il paese fu fondato dopo il 1226 per opera degli abitanti superstiti dell’antica Magomadas distrutta dalle incursioni barbaresche che, spostandosi verso l’interno, sull’altopiano, avrebbero fondato anche la nuova Magomadas. La struttura urbanistica del paese è molto caratteristica, con la predominanza di case basse che hanno come epicentro la chiesa, attorno a cui si sono sviluppate. Nel 1809 il territorio di Tresnuraghes fu interessato da un singolare progetto che vedeva l’impianto di una cartiera che avrebbe dovuto sperimentare l’utilizzo della palma nana per la produzione della carta. Questo progetto però non riuscì mai a decollare, perché giudicato troppo costoso ed impegnativo per l’erario, ma oggi è ancora possibile vedere le rovine del monumentale edificio. Nel territorio comunale, a circa 3 km verso sud-est, si trova il Santuario campestre di San Marco. E lungo la strada per la chiesa… i resti di una tomba dei giganti e svariate domus de janas chiamate nella lingua locale sos furrighèsos…

Il territorio di Tresnuraghes è impreziosito dalla frazione turistica di Porto Alabe, o “Marina di Tresnuraghes”, un sobborgo a circa 5 km dal paese, costruito in un tratto di costa aspro, frastagliato e suggestivo. Il nome Alabe deriva dal catalano e significa “gabbiano”. La frazione sormonta a picco una spiaggia sabbiosa che si sviluppa per 7 km alternandosi a piccole calette, faraglioni e falesie di origine vulcanica, ed è nota per le frequenti mareggiate che si verificano in inverno, a causa della sua posizione esposta al vento di maestrale. L’attrazione principale è data dal mare limpido e cristallino, che per la pulizia delle sue acque può fregiarsi annualmente di importanti riconoscimenti, tra cui la menzione fra le spiagge consigliate insieme alla vicina Bosa (detentrice delle 5 Vele) da Legambiente nella sua annuale Guida Blu. Sempre lungo la costa, da non perdere nei pressi della foce del Rio Mannu, a circa 5 km a sud dal paese, su un promontorio a picco sul mare in località Foghe, la Torre di Columbàrgia, baluardo difensivo aragonese a guardia di eventuali assalti pirateschi, oltre agli spettacolari scogli de Sa Corona Niedda, parte dell’omonima Riserva Naturale.

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